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Palazzo Schnablegger e negozio di tessuti


Allora risalendo lì, c'è il palazzo Schnablegger, quello all'angolo dove c'era l'ex finanza. Si sa che nel XVIII secolo era di un parente suo che si chiamava Struggle. Questo Struggle che era industriale a Cave del Predil, e forse questo era il palazzo principale del borgo basso. Poi, finito all'arma della finanza, ha perso il suo ruolo. E ci sono alcuni resti che sono interessanti: per esempio le inferriate del terrazzino dove ci sono le sigle della famiglia, insomma, così. E quello è uno dei 100, anzi 99 edifici che il signor Schnablegger aveva in valle, tanto per dimostrare la sua ricchezza. È un personaggio che era anche consigliere regionale, era industriale; è morto in miniera, è andato a fare una visita in miniera, gli è caduto un sasso in testa ed è morto.

Qui c'era un bellissimo negozio di tessuti, ma il negozio di tessuti è venuto dopo. Prima era una casa importante, è stata sede di un qualche convento. Nella cultura locale antica tutte le case erano case-aziende. Impensabile che una casa non avesse la possibilità di mantenersi e di mantenere i propri abitanti, sia umani che animali. Questo vale per tutte le case censite all'epoca di Maria Teresa, quando la Val Canale è entrata in possesso dell'Impero Austro-Ungarico, venduta dai vescovi di Bamberga. E l'idea è stata veramente splendida e geniale: se una casa ha una determinata dimensione, ha una pertinenza a sua disposizione per tagliare alberi da costruzione, alberi da fuoco, frasche per gli animali, i sassi per fare la calce e le pietre per fare i pavimenti e le pareti e così via.
In questa via, e un po’ più avanti, c’erano numerosi artigiani, come abbiamo visto, e avevano locande di riferimento. Locande dove andavano a fare il frustuck, la colazione, gulasch e birra fresca e a rilassarsi con un gioco di birilli meraviglioso lungo il fiume che stava alle spalle. Qui c’era anche un macellaio, che macellava, e nel suo cortile teneva una grande pentola piena di brodo fatto con le regalie, e le signore del luogo andavano a prendersi con la gamella il brodo fresco ogni mattina. Alle spalle del macellaio c’era una scritta che diceva: “Non chiedetemi una carne senza osso. Anche il bue deve stare in piedi”. Ormai questa dicitura è sparita insieme al suo simbolo, una testa di mucca con la pipa che fuma.


1. Benvenuti al Museo della macchina da scrivere!