SILENTPLAY TARVISIANO

 

 

Loop music
Shuffle music
-5Meno 5 secondi
Play
Avanti 5 secondi-5

Chiesetta e Casa Rechbach


Allora Tarvisio Basso deriva dall’austriaco "Unter Tarvis", mentre l'altro è "Uber Tarvis". Cosa c'era una volta? I Rechbach, i quattro fratelli Rechbach hanno fatto questa cappella di Tarvisio Basso, no, che è molto bella e l'interno è bellissimo, insomma. Casa Rechbach, quella dei doganieri, che non hanno fatto un palazzo come tanti altri, ma si sono accontentati di due case di civile abitazione per allora, ecco. Ed è del XVI secolo. Questa casa qui, ristrutturata nel 1775 e quindi è passata ai privati. Da tener presente che tutte le case in zona avevano anche un nome vulgo, cioè un nome della famiglia o del mestiere o di qualcos'altro. E proprio era attaccata lì a questa dogana. È una casa originariamente chiusa con un portone grande d'ingresso. Avevano una stanza adibita proprio a cappella di famiglia. Sicuramente avevano un cappellano, questo sì. E avevano una cappella interna della casa. Essendo una famiglia diciamo non nobile, ma insomma, in fase di nobilitazione, perché le famiglie che arrivavano qui con un impiego importante, come doganieri oppure anche commercianti, oppure anche industriali eccetera, venivano qua in questa piccola valle come luogo di transito per i Paesi germanici, cioè vuol dire che volevano tedeschizzarsi, lentamente, non in cinque anni o dieci anni, ma anche 100 anni e salire un certo gradino alla volta delle nobilitazioni che avevano in Austria e in Germania. E quando arrivavano alla nobilitazione massima prendevano su e se ne andavano via. Infatti questa famiglia è andata via nel 1808. Hanno lasciato parecchie cose alla Chiesa. Per esempio si può vedere nella chiesa parrocchiale, nella sacrestia, c’è il grande armadio, bellissimo, sette-ottocentesco. Poi lasciavano delle donazioni. Sulla sinistra, entrando nella chiesa c'è lo stemma dei Rechbach, insomma, ecco. Poi, di cosa sappiamo noi, delle case, di chi ci abitava, di quando…. Dobbiamo tutto non a Bamberga, che era la casa cattolica che ci regnava, a 800 km da qui, ma dobbiamo riferirci a Maria Teresa. Maria Teresa d'Austria nel 1847 ha fatto una commissione, una commissione, si chiamava "Representatio regia in cameralibus et politicis" che poi si sono tradotti in atti che si chiamano atti di rettificazione.
Praticamente ha mandato questa commissione per censire tutto quanto c'era in valle, dalle case, ai campi, ai boschi, alle attività minerarie, all'attività commerciale. E su questi atti di rettificazione noi basiamo la partenza, insomma, di tutte le indicazioni che riguardano gli edifici, sia pubblici che privati, non solo di Tarvisio, ma anche di Malborghetto e di Fusine.

Siamo nella via Dante. Partendo dalla chiesetta. Camminando potete vedere una sequenza di case fitte. Erano tutte case azienda e in queste case c’erano moltissime attività interessanti. Un produttore di pentole di coccio e grafite, un produttore di piastrelle per le stufe, uno che faceva badili, vanghe e altre cose di metallo molto interessanti, venivano da lontano a comprarle, un forno per fare il kugelof. Una conceria per realizzare vero cuoio dalle pelli degli animali del bosco, una sartoria per signora, una stalla pubblica, una barberia e perfino una calzoleria. E poi, chiaramente non si fermavano lì: un po’ più avanti, lungo quella che oggi si chiama via Vittorio Veneto, c’era un cappellaio, una modista, un negozio di porcellane e lampadari, un sarto gobbo, uno spazzacamino – molto importante, un discorso particolare. Un produttore di carri agricoli, un sellaio.
Particolarmente importante la figura dello spazzacamino nella cultura diciamo Austroungarica. Aveva la funzione che hanno oggi quelli che vengono a controllarci le caldaie. Nessuna casa poteva dichiararsi abitabile se lo spazzacamino non avesse testimoniato. Il nostro spazzacamino aveva una tuta di pelle intera, un berretto di pelle. Portava delle scope, una palla pesante da cacciare giù dal camino per grattare i bordi, e altri attrezzi del genere. Era scalzo, indossava degli zoccoli, e, particolare, pur recandosi in giro per tutti i paesi della Val Canale, a piedi, mettendoci del tempo, non entrava mai nessuna casa. Dormiva nei fienili e mangiava cibi freddi per evitare di sporcare in giro. Gli abitanti del luogo spesso gli davano i loro ragazzini come discepoli, nella speranza che diventassero a loro volta spazzacamini, perché era un ruolo socialmente interessante ed importante.


1. Benvenuti al Museo della macchina da scrivere!