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SILENTPLAY VICENZA
I ritrovamenti archeologici
Dopo Paolo Lioy generazioni di studiosi hanno studiato questo luogo, permettendoci di conoscere sempre meglio la vita dei suoi antichi abitanti, come possiamo vedere visitando il museo Naturalistico archeologico di Vicenza. Ma abbiamo la curiosità di chiedere ad un archeologo cosa significa fare ricerca in questo luogo particolare.
Io mi chiamo Cristiano Nicosia. Sono un archeologo del Dipartimento di Geoscienze dell'Università di Padova e sono vicentino. Nel 1864 e nel 1871 Paolo Lioy, che era un naturalista vicentino molto interessato anche all'archeologia del territorio vicentino, si mise a fare dei buchi in località che lui chiama Pascolone e in un'altra località che è Ponte sulla Debba, che sono due località, in particolar modo il Pascolone, che noi non sappiamo esattamente dove siano oggi perché sono cambiati i nomi dei luoghi e perché Lioy non posizionò su una carta o su una mappa questi siti; tuttavia ci restituì dei disegni della successione di strati che aveva visto all'interno di questi buchi che aveva fatto per terra. E in questi strati lui riconosceva i resti delle famose palafitte. Molti anni dopo, all'inizio degli anni 2000, furono fatti degli scavi di emergenza per la costruzione di un'opera pubblica, che poi non fu realizzata, e si vide che praticamente la sequenza degli strati era molto simile a quella vista da Lioy. Quindi che le palafitte di Lioy erano ancora vive, erano ancora nascoste sotto i sedimenti vicino al lago. Nel 2024 con l'Università di Padova siamo andati a fare dei carotaggi che ci hanno permesso di identificare questa sequenza di strati, appunto del tutto simile a quella che aveva visto e descritto Lioy. Abbiamo trovato un pezzo di legno all'interno dei nostri carotaggi che proveniva dai livelli della palafitta descritta da Lioy. Lo abbiamo datato al radiocarbonio e questo pezzo di legno ci ha detto che la palafitta in questo punto del lago di Fimon era stata costruita o comunque era stata abitata tra il 2300 e il 2000 avanti Cristo. Quindi fanno parte di una fase che è nota come Età del Bronzo Antico e questa fase è caratterizzata dalla diffusione delle palafitte non solo qui a Fimon, ma anche, per esempio, nell'area del Lago di Garda e di tanti altri bacini lacustri più piccoli del nord Italia. Quindi sappiamo che qui sotto c'è un tesoro archeologico, un tesoro nel senso di valore della conoscenza, e anche della rarità di questo tipo di contesto che è custodito dai sedimenti delle valli di Fimon.
