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Riqualificazione


Pierangelo Miola ricorda la realizzazione del progetto di rinaturalizzazione da parte dei servizi forestali che coordinava

Voce maschile - Come ufficio e come direzione lavori ho amministrato questo progetto, che è stato quasi un progetto storico. Perché si fa presto a fare una rinaturalizzazione solamente con un rimboschimento, cosa che poteva essere nell'ambito forestale, invece qui no perché questo progetto ha parlato subito un altro linguaggio, che era quello di ripristinare o comunque introdurre ecosistemi e habitat diversificati nello spazio intorno al lago. Ricreando appunto un mosaico di habitat. Questo perché molto più che una situazione uniforme dà opportunità agli organismi viventi, l'avifauna, gli insetti, i microrganismi, i funghi, i mammiferi ovviamente, i piccoli mammiferi. Quindi diciamo che pur nella ristrettezza della fascia in cui si è stati costretti a operare, perché la strada doveva rimanere, e quindi c'era questa strisciolina che andava da 5 a 30 metri di larghezza, però lì insomma si è cercato di riprodurre una serie di segmenti diversificati. Comprese delle finestre vuote perché se no non avremmo più visto il lago. C'erano anche degli habitat non forestali di pregio, quindi il canneto e il cariceto in particolare, che preesistevano ma son stati anche ripristinati, - il canneto è stato ripristinato, è stato aumentato - che sono habitat bassi, cioè che non impediscono la vista e che offrono opportunità diverse per la natura.
Il cariceto è un tappeto di erbe tipiche a cespo, tipiche delle aree umide, e il canneto, diciamo, è affascinante... vedo, non vedo, immagino l'acqua dall'altra parte, poi ci sono queste presenze nascoste di uccelli, che anche lì molto discreti. Poi ondeggia il vento, ha i suoi suoni. Il bosco invece è completamente diverso perché il bosco copre. Poi lo abbiamo anche organizzato in una successione che vede dai lati il margine, quindi degli arbusti più bassi e al centro gli alberi più alti. È una cortina che copre molto, ma con estrema varietà.
Quando si piantano piantine forestali piccole come si usano nei rimboschimenti sai che in quel momento lì non vedi il risultato subito, ma quando siamo tornati per fare anche i rilievi di contabilità, dopo soli 4 o 5 anni ci siamo trovati già con un bosco praticamente. Potevo aspettarmelo, ma son stato sorpreso perché avrei pensato che ci volesse molto di più. Invece in pochi anni si era costituito un bosco pieno di colori di diversi frutti, fiori, bacche e quindi era veramente incredibile.
Il futuro del Lago è sempre stata una cosa indecifrabile, perché già negli anni 2000 mi ricordo hanno fatto un articolo su Natura vicentina dove si cercava di suggerire, di delineare delle vie per una corretta manutenzione ma anche per una valorizzazione. Diciamo che un po’ all'unisono tutta la società vicentina sempre ha sempre pensato a una valorizzazione didattico - culturale, ricreativa, ma in maniera sostenibile, in maniera dolce, quindi no alle moto, no i mezzi motorizzati, però anche con intenti che potessero dare un reddito, quindi una valorizzazione turistica fatta bene. Il futuro per me almeno potrebbe essere ancora questo. Ci sono tanti problemi al lago ci sono state comunque delle alterazioni della fauna ittica, della vegetazione acquatica, insomma ci sono tante cose ancora probabilmente da mettere a posto. Un'altra cosa che so essere molto sentita anche dalla popolazione locale è tenere vive le tradizioni storiche popolari sul lago, perché c'era appunto la pesca le barche, c'erano attività agricole contadine, c'era una tradizione locale, una appartenenza molto forte. Almeno almeno in termini conservativi, sarebbe giusto questi valori riuscire ancora a mantenerli e potrebbero far parte di un patrimonio da offrire come spunto culturale educativo. C’è anche un po’ di ricettività che si è creata nel frattempo. Quindi dei turisti soft, dei turisti green, potrebbero arrivare sempre di più.


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